
Come vivono gli adolescenti nelle periferie delle città italiane? E quali differenze li separano dai coetanei che crescono nei quartieri centrali? L’analisi condotta sui 14 comuni capoluogo di città metropolitana mostra quanto le disuguaglianze territoriali incidano sulla condizione educativa dei più giovani.
Il nuovo rapporto dell’Osservatorio #conibambini, a cura di Openpolis e Con i bambini nell’ambito della campagna Non sono emergenza, analizza con dati granulari – città per città, quartiere per quartiere – il disagio socio-educativo nelle aree urbane italiane.
L’indagine “Giovani e periferie” racconta la condizione di bambini, ragazzi e famiglie che vivono in aree vulnerabili e il ruolo delle comunità educanti nella crescita dei giovani. L’analisi, condotta su 14 comuni capoluogo di città metropolitana, è stata presentata l’11 dicembre 2025 alla Camera dei deputati (Sala del Refettorio). L’incontro è stato promosso da Con i bambini insieme alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle periferie, all’Ordine Giornalisti del Lazio e in collaborazione con il Giornale Radio Sociale.
Dopo la pandemia, povertà, dispersione scolastica e carenza di spazi di socialità sono tornati al centro del dibattito, spesso tra allarmismi e sottovalutazioni. Gli indicatori segnalano criticità soprattutto nelle città densamente popolate.
Bambini e ragazzi restano la fascia più colpita dalla povertà assoluta (13,8% contro una media del 9,8%). Nel 2024 il 12,3% delle famiglie con minori era in questa condizione; nei comuni centro delle aree metropolitane la quota sale al 16,1%.
Anche gli abbandoni scolastici precoci, pur in calo nell’ultimo decennio, restano più alti nelle città: nel 2024 la quota nazionale scende sotto il 10%, ma nelle aree urbane dense si avvicina all’11%.
Tra i segnali emersi durante la pandemia, è tornato centrale il tema dei comportamenti violenti tra adolescenti. La narrazione mediatica è passata dalle baby gang al fenomeno impropriamente definito maranza, dietro cui spesso vi sono ragazzi di seconde e terze generazioni nati in Italia, in difficoltà nel trovare spazio e riconoscimento.
“L’Osservatorio promosso da Con i bambini insieme a Openpolis – ha spiegato Marco Rossi-Doria, presidente di Con i bambini – evidenzia come nelle periferie italiane i giovani continuino a scontare inaccettabili disparità nell’accesso a servizi educativi, culturali e sociali. Le analisi mostrano concentrazioni più elevate di povertà educativa, meno spazi aggregativi e un’offerta formativa e occupazionale meno diversificata rispetto alle aree più tutelate. Sono urgenti politiche pubbliche per uno sviluppo integrato – produzione di beni e servizi, comunità energetiche, coesione sociale – insieme al sostegno alle comunità educanti che uniscono scuole, terzo settore, sport, parrocchie, enti locali e famiglie. Le nuove politiche devono combinare maggiori investimenti pubblici e azioni ispirate alla sussidiarietà (art. 118 della Costituzione). Investire sulle periferie significa rafforzare lo sviluppo del Paese a partire dal successo formativo delle nuove generazioni. Continueremo a lavorare affinché i dati orientino interventi integrati e tempestivi, capaci di valorizzare talenti e potenzialità dei giovani”.
I primi studi registrano un aumento degli episodi di violenza, ma il periodo osservato è ancora troppo breve per definire una tendenza stabile. Il rapporto non entra nel merito del fenomeno, anche per l’assenza di dati subcomunali.
Comprendere i fattori sociali, educativi ed economici alla base del disagio resta però essenziale per orientare le politiche pubbliche: condizioni familiari, accesso all’istruzione, ruolo della scuola e della comunità educante, rafforzamento dei presidi sociali e culturali nei territori fragili.
“Le periferie non sono solo luoghi fisici, ma spazi in cui si concentrano fragilità e, insieme, talenti inespresse – spiegano Alessandro Battilocchio e Andrea De Maria della Commissione parlamentare periferie –. È fondamentale ascoltare scuole, associazioni, educatori, amministrazioni locali. Il lavoro di Con i bambini dimostra che è possibile costruire percorsi educativi e comunitari capaci di cambiare il destino di molti ragazzi. Confermiamo l’impegno a collaborare con le realtà attive nei territori, valorizzando le esperienze incontrate nelle missioni svolte nelle città metropolitane. Coesione sociale, associazionismo e cittadinanza attiva sono strumenti decisivi contro degrado e criminalità e per il riscatto delle periferie”.
Le principali evidenze
Condizione di partenza. In città come Catania, Napoli e Palermo circa il 6% delle famiglie si trova in potenziale disagio economico (nessun occupato o pensionato da lavoro). Valori fino a 4-5 volte superiori rispetto a città del centro-nord. I divari sono ampi anche all’interno delle stesse città: a Catania si va dal 3,1% del Terzo municipio al 9,3% del Sesto; a Napoli dal 3% di Arenella e Vomero al 9,2% di San Pietro a Patierno.
Percorsi scolastici. Gli abbandoni precoci colpiscono soprattutto il Mezzogiorno: oltre il 25% a Catania, 19,8% a Palermo, 17,6% a Napoli. In queste città più di uno studente su cinque arriva in terza media con competenze del tutto inadeguate in italiano. Il fenomeno è più diffuso tra i figli di genitori senza diploma. A Cagliari, ad esempio, a fronte di una media del 16,3%, la quota sale al 31,9% tra i figli dei non diplomati, con forti differenze tra quartieri.
«Con il rapporto Giovani e periferie confermiamo l’impegno dell’Osservatorio #conibambini nel fornire strumenti rigorosi per superare letture frammentarie del disagio – sottolinea Vincenzo Smaldore di Openpolis –. L’analisi sistematica, condotta quartiere per quartiere con dati pubblici, mette in luce le dinamiche socio-educative e consente di individuare con precisione criticità e divari. Solo indicatori solidi possono guidare scelte pubbliche efficaci. Una conoscenza approfondita è essenziale per politiche basate sui dati, capaci di rispondere alle necessità specifiche di ogni territorio e ridurre i divari educativi».
Giovani Neet. La quota di 15-29enni che non studiano e non lavorano è più alta dove le condizioni sociali sono più difficili: 35,4% a Catania, 32,4% a Palermo, 29,7% a Napoli. Attorno al 20% anche nelle più popolose Roma e Milano; 17,3% a Bologna, con forti differenze tra quartieri.
Servizi e scuole aperte. Le città e le aree con condizioni di partenza peggiori registrano spesso anche esiti educativi più critici, in una vera e propria “trappola della povertà educativa”. Offrire servizi e opportunità che spezzino questo circolo è la sfida centrale.
L’apertura pomeridiana delle scuole ha un ruolo chiave come presidio territoriale e contrasto alla dispersione. Oltre l’85% degli alunni delle primarie statali frequenta scuole a tempo pieno in città come Milano, Firenze, Torino e Roma, mentre sono meno del 10% a Reggio Calabria e Palermo, con forti divari interni anche nella stessa città.
Il quadro evidenzia dunque una trappola in cui condizioni familiari, accesso all’istruzione, rischio di abbandono e difficoltà di inserimento lavorativo si alimentano a vicenda. Il rapporto invita a superare letture generiche e stigmatizzanti, puntando su politiche pubbliche integrate e basate sui dati. Solo una conoscenza approfondita delle periferie può ridurre i divari educativi e sociali che segnano la crescita degli adolescenti nelle città italiane.